Emissioni otoacustiche sono suoni prodotti dall’orecchio interno in risposta a stimoli sonori.
Questi suoni possono essere misurati e utilizzati per diagnosticare problemi uditivi e monitorare la funzione dell’orecchio interno.
Le otoemissioni acustiche aiutano a scoprire i diversi parametri dell’udito del paziente.
Vediamo come.
Le tipologie di otoemissioni acustiche
Le emissioni otoacustiche si dividono in due categorie principali:
-Le emissioni otoacustiche evocate (EOA), sono prodotte quando l’orecchio interno viene stimolato da suoni di bassa intensità.
Queste emissioni sono utilizzate per testare la funzione dell’orecchio interno e determinare la presenza di eventuali patologie.
–Le emissioni otoacustiche spontanee (EOS) sono suoni prodotti dall’orecchio interno senza stimolazione esterna.
Queste emissioni sono meno utilizzate a fini diagnostici, ma possono essere usate per monitorare la funzione dell’orecchio interno nel tempo.

Le emissioni otoacustiche sono utilizzate principalmente per la diagnosi di patologie dell’orecchio interno come la perdita uditiva, la coclea e la sindrome di Menière, ma anche per monitorare l’orecchio interno dopo, ad esempio, di un interventi chirurgico.
Otoemissioni, come vengono misurate?
Le emissioni otoacustiche sono misurate utilizzando un microfono posizionato all’interno dell’orecchio insieme ad un sistema di amplificazione e registrazione dei suoni prodotti dall’orecchio interno.
La procedura non è invasiva ed è indolore, richiedendo solo pochi minuti.
Il test viene eseguito con lo scopo di verificare il corretto funzionamento della coclea e dell’orecchio interno misurando, appunto, i suoni generati in risposta alla percezione di stimoli sonori.
Possiamo affermare, quindi, che le emissioni otoacustiche sono una tecnologia utile per la diagnosi e il monitoraggio delle patologie dell’orecchio interno.